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Mais biologico indiano: l’India è diventata importatore netto — ecco cosa significa
Questa guida comincia da un fatto che gioca contro di noi, perché è la cosa più utile che possiamo dirvi. L’India non è più il primo esportatore di mais dell’Asia: è diventata importatore netto. Se cercate mais sfuso, è cambiato l’interlocutore. Se cercate mais biologico, è un commercio diverso in cui restiamo competitivi — ma vale la pena capire perché.
26 ottobre 2026
12 min di lettura
RNG Trade Intelligence
Market Research Desk · Rajkot
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Organic Maize

Prima di tutto: l’India non è l’origine che era

Nella campagna 2023-24 l’India ha prodotto circa 34,6 milioni di tonnellate di mais, quinto produttore mondiale. Per anni è stata anche il primo esportatore dell’Asia. Quel periodo è finito.

La causa è l’etanolo. Dopo la siccità il governo ha limitato il dirottamento della canna da zucchero verso i carburanti e le distillerie sono passate al mais. Con l’obiettivo di miscelare il 20 per cento di etanolo nella benzina, il solo obiettivo E20 richiede circa 16,5 milioni di tonnellate di mais, quasi metà della produzione nazionale attuale. Per arrivarci senza sottrarre volumi agli usi esistenti si stima che la produzione debba salire a 42-43 milioni di tonnellate, e a 64-65 milioni entro il 2029-30.

La produzione non ha tenuto il passo. L’India ha importato mais per la prima volta da decenni e oggi si rifornisce soprattutto da Myanmar e Ucraina. L’avicoltura e l’industria dell’amido, i maggiori utilizzatori del mais nazionale, affrontano carenza e prezzi in rialzo: nell’avicoltura il mangime pesa per circa tre quarti del costo di produzione. E gli acquirenti storici del mais indiano — Vietnam, Bangladesh, Nepal, Malaysia — si sono spostati su Sud America e Stati Uniti.

La conclusione che vorremmo traeste. Se vi serve mais convenzionale sfuso a volume, non è il caso che la prima telefonata sia a noi. Rivolgetevi a Brasile, Argentina, Stati Uniti. Se chiamate noi, vi diremo la stessa cosa. Ciò che in India ha ancora senso è il mais biologico: non un flusso sfuso, ma un commercio piccolo, costruito sul capitolato e definito per lotti. All’etanolo va il mais convenzionale, e la pressione sui volumi non grava sui canali biologici. Detto questo, venderVi mais biologico senza dirvi che l’intero mercato maidicolo indiano si sta restringendo sarebbe disonesto.

Chi compra mais, e quanto di quel mais è biologico

Importazioni mondiali di mais a valore, 2025:

Pos.Mercato importatoreValoreQuota mondiale
1Messico5,7 mld USD11%
2Giappone4,0 mld USD7,7%
3Egitto2,9 mld USD5,6%
4Corea del Sud2,8 mld USD5,4%
5Vietnam2,5 mld USD4,8%
6Spagna2,2 mld USD4,3%
7Iran2,02 mld USD3,9%
8Italia1,95 mld USD3,8%
9Colombia1,8 mld USD3,5%
10Paesi Bassi1,36 mld USD2,6%
11Turchia1,29 mld USD2,5%
12Arabia Saudita1,25 mld USD2,4%
13Perù1,2 mld USD2,3%
14Taiwan1,09 mld USD2,1%
15Malaysia1,07 mld USD2,1%

I primi quindici mercati valgono circa il 63,9 per cento delle importazioni mondiali. La grande maggioranza è mais dentato giallo OGM destinato a mangimi e amido. Il biologico è una frazione piccola di questa tabella e si compra con una logica del tutto diversa: lotti identificati, tracciabilità fino all’agricoltore e il corredo documentale che illustriamo più avanti.

Perché queste cinque lingue e perché stavolta non c’è l’inglese. Lo spagnolo è di gran lunga il blocco linguistico più grande per il mais: Messico primo, Spagna sesta, Colombia nona, Perù tredicesimo, per circa 10,9 miliardi di dollari complessivi; per questo è la versione x-default. Il giapponese copre il Giappone (2°), l’arabo l’Egitto (3°) e l’Arabia Saudita (12°), il coreano la Corea (4°), l’italiano l’Italia (8°), che insieme alla Spagna è uno dei maggiori mercati UE del mais biologico. Il Vietnam, quinto, è stato escluso deliberatamente, e diciamo perché: acquisto sfuso da mangime con un segmento biologico pressoché inesistente, e comunque già orientato altrove rispetto all’origine indiana. In questa serie la versione inglese è sempre stata quella di riferimento, ma il mais non mette nessun mercato anglofono fra i primi quindici e quindi non l’abbiamo scritta. Se vi serve come versione di riferimento, ditecelo.

Se macinate per il consumo umano, il limite che conta non è quello della dogana

Questa sezione vale soprattutto per l’Italia, dove una quota rilevante del mais biologico non finisce in mangimificio ma in farine e semole per polenta e per prodotti da forno. Il punto è operativo e costa a noi, non a voi.

Il regolamento (UE) 2023/915 fissa le fumonisine B1+B2 a 4.000 µg/kg per il mais non trasformato e a 2.000 µg/kg per i prodotti destinati al consumatore finale. Sono due limiti diversi su due oggetti diversi: la granella che importate e la farina che vendete.

La conseguenza pratica è che una partita a 3.500 µg/kg è pienamente conforme in dogana e inservibile nel vostro mulino se il prodotto finito va al consumatore. Pulitura, cernita ottica e degerminazione abbassano il tenore — le fumonisine si concentrano nelle cariossidi danneggiate e nelle frazioni periferiche — ma di quanto dipende dal lotto, dall’impianto e dalla distribuzione della contaminazione, e costruirci sopra un acquisto è imprudente.

Quindi: specificate sulla granella in acquisto un limite che lasci margine rispetto al limite del prodotto finito, non il limite della granella. Se il vostro prodotto finale è farina per il consumatore, un capitolato a 4.000 µg/kg non vi protegge: vi dice solo che la merce entrerà in Europa. Per la stessa ragione guardate lo zearalenone sui due oggetti separatamente: 350 µg/kg sulla granella non trasformata e 300 µg/kg sulla farina di mais non destinata al consumatore finale.

Ci costa dirlo perché un capitolato più stretto significa per noi lotti più selezionati, più analisi e talvolta un prezzo più alto o un «no». Preferiamo il no in fase di offerta a un contenzioso dopo la macinazione.

Micotossine: i numeri di riferimento

VoceTenore massimo
Fumonisine B1+B2, mais non trasformato4.000 µg/kg
Fumonisine B1+B2, prodotti per il consumatore finale2.000 µg/kg
Fumonisine B1+B2, alimenti per lattanti e bambini200 µg/kg
Deossinivalenolo (DON), frumento e mais non trasformati1.250–1.750 µg/kg secondo la categoria
Zearalenone, granella di mais non trasformata350 µg/kg
Zearalenone, farina di mais non destinata al consumatore finale300 µg/kg
AflatossineSecondo la categoria applicabile — verificate il valore esatto per destinazione e uso

Due modifiche da tenere presenti. Il regolamento (UE) 2024/1022 del 9 aprile 2024 ha modificato i tenori massimi di deossinivalenolo e richiede l’applicazione alla granella con il tegumento anche quando non commestibile, il che interessa il mais non trasformato; si applica dal 1° luglio 2024. Il regolamento (UE) 2024/1756 del 26 giugno 2024 modifica e rettifica il 2023/915.

E in prospettiva: la Commissione europea sta valutando una proposta di riduzione di circa l’83 per cento dei limiti di fumonisine nella granella di mais. È una proposta, non una modifica adottata, e come tale ve la riportiamo. Ma se state progettando un approvvigionamento di mais biologico su più campagne, è il tipo di cambiamento da avere in conto prima di firmare un contratto pluriennale.

Il punto scomodo del biologico

La produzione biologica vieta i fungicidi di sintesi. Toglie cioè all’agricoltura uno degli strumenti con cui il convenzionale contiene Fusarium e Aspergillus, e affida il controllo all’agronomia: rotazione, scelta varietale, epoca di raccolta, essiccazione rapida, stoccaggio ben gestito. La letteratura scientifica non concorda sul fatto che i cereali biologici contengano più o meno micotossine, e non affermeremo come assodato ciò che non lo è.

Assodato è questo: i limiti UE sono identici per biologico e convenzionale. La certificazione biologica non concede alcuna tolleranza sulle micotossine. E poiché il biologico rinuncia a uno strumento di controllo, essiccazione e stoccaggio diventano parte del capitolato, non un dettaglio logistico. Chiedete l’umidità al conferimento in silo, il tempo fra raccolta ed essiccazione e i registri di temperatura del magazzino.

Il mais biologico è la merce che ha mandato in crisi i controlli sul biologico

In altre merci di questa serie chiediamo il certificato di importazione NOP e il certificato di ispezione in TRACES NT. Possono sembrare carte di routine. Sul mais vale la pena dire da dove vengono quelle carte, perché vengono da qui.

Nel giugno 2017 il Washington Post documentò che tre grandi spedizioni di mais e soia arrivate dalla Turchia con la dicitura «USDA Organic» non erano biologiche, sulla base dei documenti e delle testimonianze dei soggetti coinvolti. Il volume non era marginale: circa il 7 per cento delle importazioni statunitensi annue di mais biologico e circa il 4 per cento di quelle di soia biologica. Parte della granella risultava trattata con pesticidi durante il trasporto. L’etichetta biologica ne aveva aumentato il valore di milioni di dollari. L’esportatore turco Beyaz Agro fu poi decertificato dall’USDA.

La reazione fu strutturale. CCOF, grande organismo di certificazione, non essendo più in grado di garantire la natura biologica dei cereali esteri, cominciò a richiedere che le spedizioni di cereali biologici fossero tracciabili fino agli agricoltori. L’Organic Trade Association costituì una task force antifrode e chiese poteri di controllo più ampi. Su quella traiettoria si collocano la regola Strengthening Organic Enforcement e il certificato di importazione NOP, obbligatorio per ogni spedizione biologica dal 19 marzo 2024.

Il corredo documentale che segue, quindi, non è burocrazia indiana: è la conseguenza di una frode avvenuta in questa merce, ed è il motivo per cui un acquirente accorto di mais biologico verifica presso l’organismo di certificazione invece di accettare un PDF scansionato.

OGM: il mais è la coltura biologica più difficile da tenere pulita

Il mais è la coltura più geneticamente modificata al mondo, e l’etichetta biologica non convive con la presenza di materiale OGM. Sulla posizione dell’India due osservazioni.

Il lato buono. La coltivazione commerciale di mais geneticamente modificato non è consentita in India. Il mais indiano è quindi non OGM all’origine, un punto di partenza più pulito rispetto a origini in cui il mais OGM è la norma.

Il lato nuovo, ed è un problema nostro. Ora che l’India importa mais — soprattutto da Myanmar e Ucraina — quelle importazioni transitano per gli stessi sili, porti, camion e carri ferroviari in cui si muove il prodotto nazionale. La segregazione all’interno dell’India è una domanda che semplicemente non esisteva quando l’India era esportatore netto. Il rischio non è nel campo dell’agricoltore biologico: è nell’infrastruttura condivisa a valle, ed è nato negli ultimi anni.

La conseguenza pratica è semplice e vincola noi: chiedete l’analisi OGM sul lotto spedito, fissate metodo e soglia nel contratto e non accettate la dichiarazione di origine come sostituto. Un esportatore indiano che vi dice «in India non c’è mais OGM, l’analisi non serve» vi sta dando una risposta che cinque anni fa bastava e oggi non basta più.

Controlli alla frontiera UE: non elencato, ed ecco come l’abbiamo verificato

Il mais indiano non è soggetto a controlli ufficiali rafforzati. Il codice CN 1005 non compare né nell’allegato I né nell’allegato II del regolamento (UE) 2019/1793, né per l’India né per alcun altro Paese. L’unico cereale elencato per l’India è il riso, CN 1006.

Indichiamo la base perché conta: l’abbiamo verificato sul testo consolidato del regolamento al 18 febbraio 2026, leggendo le righe relative all’India in entrambi gli allegati, non deducendolo da una sintesi delle modifiche recenti. Le sintesi riportano ciò che è cambiato, non ciò che è già elencato, e leggere l’una per l’altra è un errore facile e costoso.

Due avvertenze. Non essere elencati significa che la vostra partita non è soggetta a controlli rafforzati obbligatori per categoria. Non significa che non possa essere campionata, né che i tenori massimi di contaminanti non si applichino. Inoltre gli allegati vengono rivisti circa due volte l’anno: verificate la situazione alla data di imbarco.

Alimentare o zootecnico: sono due acquisti diversi

Buona parte del mais biologico europeo va a mangimi biologici — pollo, uova e latte biologici — e non al consumo umano. I due acquisti condividono il corredo documentale biologico e divergono quasi in tutto il resto. I limiti di micotossine applicabili differiscono fra alimenti e mangimi; la granella destinata alla molitura alimentare porta specifiche di colore, rotture e cariossidi danneggiate che al mangimificio non interessano; e i mangimifici comprano secondo i cicli dei propri allevamenti.

Ditelo in fase di richiesta d’offerta. Un capitolato di mais biologico che non indica la destinazione ci obbliga a indovinare, e rende l’offerta che ricevete non confrontabile con quella di un concorrente che ha indovinato diversamente.

Capitolato: cosa scrivere nel contratto

VoceCosa specificare
Destinazione d’usoAlimentare o zootecnica — determina limiti applicabili e specifiche fisiche
Fumonisine B1+B2Limite sulla granella con margine rispetto al limite del prodotto finito, sul lotto spedito, da laboratorio accreditato
Stato OGMMetodo, soglia e documentazione richiesta, sul lotto spedito
DON e zearalenoneLimiti massimi e categoria applicabile
AflatossineLimite secondo destinazione e uso
UmiditàLimite massimo e metodo, più umidità al conferimento in silo
Rotture e cariossidi danneggiateLimiti massimi per la molitura alimentare
Essiccazione e stoccaggioTempo fra raccolta ed essiccazione e registri di temperatura

I livelli della documentazione biologica

LivelloChe cos’èChe cosa chiedere
Base indianaCertificazione NPOP dei gruppi di agricoltori e dei trasformatori, sotto APEDA, con certificati di transazione per lotto emessi in TraceNetIl certificato di transazione che copre il vostro lotto, non il certificato di sito. Verificate presso l’organismo di certificazione invece di accettare un PDF scansionato.
Unione europeaCertificato di ispezione emesso in TRACES NT ai sensi del regolamento (UE) 2018/848, vistato dall’autorità di controllo e dal posto di controllo frontalieroCodice dell’organismo di controllo corretto e descrizione merce esattamente coincidente con fattura e packing list.
Stati UnitiCertificato di importazione NOP, obbligatorio per ogni spedizione biologica dal 19 marzo 2024 in forza della regola Strengthening Organic EnforcementDeve esistere prima della partenza della merce e corrispondere alla spedizione. Nessun periodo di tolleranza, nessuna emissione retroattiva.
Tracciabilità fino all’agricoltoreNon un documento a sé, ma il livello che il settore ha iniziato a esigere dopo la frode del 2017Il lotto deve essere riconducibile al gruppo di agricoltori e all’annata. Se la catena si interrompe su un intermediario, quello è già un esito.

Biologico non significa zero analitico

La certificazione biologica disciplina ciò che si può applicare. Non promette che non si rilevi nulla.

La deriva da appezzamenti convenzionali confinanti, il residuo trascinato su aie di essiccazione condivise, le linee di selezione condivise e il trasporto condiviso producono tutti rilevazioni basse su materia prima autenticamente biologica. Di fronte a un positivo la domanda giusta non è «è biologico?» ma «a che livello, e quel livello è compatibile con un trascinamento o con un’applicazione?». Il trascinamento si colloca nell’ordine delle parti per miliardo; un risultato nell’ordine delle parti per milione è una questione di tracciabilità.

Sul mais si aggiungono due specificità. La presenza o assenza di micotossine non la decide una casella su un certificato, ma il modo in cui la granella è stata essiccata e stoccata. E la presenza accidentale di materiale OGM dipende dall’infrastruttura attraversata dal lotto, che nell’India di oggi comprende impianti che trattano mais importato.

Che cosa chiedere prima di comprare

  1. Certificato di transazione NPOP per il lotto, verificato direttamente presso l’organismo di certificazione.
  2. Fumonisine B1+B2 sul lotto spedito, con il limite fissato sul prodotto finito e margine sulla granella, da laboratorio accreditato.
  3. Analisi OGM sul lotto spedito, con metodo e soglia nel contratto, non una dichiarazione di origine.
  4. DON e zearalenone sul lotto spedito, con la categoria applicabile indicata.
  5. Umidità al conferimento in silo, tempo fra raccolta ed essiccazione, registri di temperatura di stoccaggio.
  6. Tracciabilità documentata fino al gruppo di agricoltori e all’annata.
  7. Conferma della destinazione alimentare o zootecnica e specifiche fisiche conseguenti.
  8. Certificato di ispezione in TRACES NT con descrizione merce coincidente con i documenti commerciali; per gli Stati Uniti, certificato di importazione NOP emesso prima della partenza.

Domande frequenti

L’India è ancora un’origine affidabile per il mais?
Per il mais sfuso non più. La politica di miscelazione dell’etanolo ha dirottato il mais da molitura e da mangime verso le distillerie, e l’India è passata da primo esportatore dell’Asia a importatore netto, con le prime importazioni da decenni. La produzione 2023-24 è stata di circa 34,6 milioni di tonnellate, mentre il solo obiettivo E20 ne richiede circa 16,5 milioni, quasi metà della produzione. Gli acquirenti tradizionali — Vietnam, Bangladesh, Nepal, Malaysia — si sono spostati su Sud America e Stati Uniti. Il mais biologico è un commercio diverso, più piccolo e guidato dal capitolato, e lì l’India resta competitiva: ma è bene saperlo prima di trattare.
Se macino il mais per polenta o farina, quale limite di fumonisine devo specificare?
Quello del prodotto finito, non quello della granella. Il regolamento (UE) 2023/915 fissa le fumonisine B1+B2 a 4.000 µg/kg per il mais non trasformato e a 2.000 µg/kg per i prodotti destinati al consumatore finale. Una partita a 3.500 µg/kg è perfettamente conforme in dogana e inutilizzabile nel vostro mulino se il prodotto finale va al consumatore. La cernita e la pulitura riducono il tenore, ma di quanto dipende dal lotto e non è prudente contarci. Specificate il limite sulla granella in acquisto lasciando margine rispetto al limite del prodotto finito, e fatelo verificare sul lotto spedito.
Il mais indiano è OGM?
La coltivazione commerciale di mais geneticamente modificato non è consentita in India, quindi il mais indiano è non OGM all’origine. C’è però un’avvertenza nuova e rilevante: ora che l’India importa mais, principalmente da Myanmar e Ucraina, quelle importazioni passano per gli stessi sili, porti e mezzi di trasporto del prodotto nazionale. La segregazione all’interno dell’India è diventata una domanda che non esisteva quando l’India era esportatore netto. Chiedete un’analisi OGM sul lotto spedito, non una dichiarazione di origine.
Perché la documentazione del mais biologico è così severa?
Perché è proprio questa merce ad avere mandato in crisi i controlli sulle importazioni biologiche. Nel giugno 2017 il Washington Post documentò che tre grandi spedizioni di mais e soia arrivate dalla Turchia con la dicitura USDA Organic non erano biologiche, sulla base dei documenti e delle testimonianze dei soggetti coinvolti. Si trattava di circa il 7 per cento delle importazioni statunitensi annue di mais biologico e di circa il 4 per cento di quelle di soia biologica. L’esportatore turco Beyaz Agro fu poi decertificato dall’USDA. La reazione del settore e dell’USDA portò alla regola Strengthening Organic Enforcement e al certificato di importazione NOP, obbligatorio per ogni spedizione biologica dal 19 marzo 2024. Quando lo chiediamo non è burocrazia: è la conseguenza di una frode avvenuta in questa merce.
Il mais indiano è soggetto a controlli rafforzati alla frontiera UE?
No. Il codice CN 1005 non compare né nell’allegato I né nell’allegato II del regolamento (UE) 2019/1793, né per l’India né per alcun altro Paese. L’unico cereale elencato per l’India è il riso, CN 1006. Lo abbiamo verificato leggendo le righe relative all’India nel testo consolidato del regolamento al 18 febbraio 2026, non deducendolo da una sintesi delle modifiche: le sintesi riportano ciò che è cambiato, non ciò che è già elencato, e leggere l’una per l’altra è un errore facile e costoso. Non essere elencati significa non essere soggetti a controlli rafforzati obbligatori per categoria: non significa che la partita non possa essere campionata, né che i tenori massimi di contaminanti non si applichino.
  • Per il mais sfuso non più. La politica di miscelazione dell’etanolo ha dirottato il mais da molitura e da mangime verso le distillerie, e l’India è passata da primo esportatore dell’Asia a importatore netto, con le prime importazioni da decenni. La produzione 2023-24 è stata di circa 34,6 milioni di tonnellate, mentre il solo obiettivo E20 ne richiede circa 16,5 milioni, quasi metà della produzione. Gli acquirenti tradizionali — Vietnam, Bangladesh, Nepal, Malaysia — si sono spostati su Sud America e Stati Uniti. Il mais biologico è un commercio diverso, più piccolo e guidato dal capitolato, e lì l’India resta competitiva: ma è bene saperlo prima di trattare.
  • Quello del prodotto finito, non quello della granella. Il regolamento (UE) 2023/915 fissa le fumonisine B1+B2 a 4.000 µg/kg per il mais non trasformato e a 2.000 µg/kg per i prodotti destinati al consumatore finale. Una partita a 3.500 µg/kg è perfettamente conforme in dogana e inutilizzabile nel vostro mulino se il prodotto finale va al consumatore. La cernita e la pulitura riducono il tenore, ma di quanto dipende dal lotto e non è prudente contarci. Specificate il limite sulla granella in acquisto lasciando margine rispetto al limite del prodotto finito, e fatelo verificare sul lotto spedito.
  • La coltivazione commerciale di mais geneticamente modificato non è consentita in India, quindi il mais indiano è non OGM all’origine. C’è però un’avvertenza nuova e rilevante: ora che l’India importa mais, principalmente da Myanmar e Ucraina, quelle importazioni passano per gli stessi sili, porti e mezzi di trasporto del prodotto nazionale. La segregazione all’interno dell’India è diventata una domanda che non esisteva quando l’India era esportatore netto. Chiedete un’analisi OGM sul lotto spedito, non una dichiarazione di origine.
  • Perché è proprio questa merce ad avere mandato in crisi i controlli sulle importazioni biologiche. Nel giugno 2017 il Washington Post documentò che tre grandi spedizioni di mais e soia arrivate dalla Turchia con la dicitura USDA Organic non erano biologiche, sulla base dei documenti e delle testimonianze dei soggetti coinvolti. Si trattava di circa il 7 per cento delle importazioni statunitensi annue di mais biologico e di circa il 4 per cento di quelle di soia biologica. L’esportatore turco Beyaz Agro fu poi decertificato dall’USDA. La reazione del settore e dell’USDA portò alla regola Strengthening Organic Enforcement e al certificato di importazione NOP, obbligatorio per ogni spedizione biologica dal 19 marzo 2024. Quando lo chiediamo non è burocrazia: è la conseguenza di una frode avvenuta in questa merce.
VoceTenore massimo
Fumonisine B1+B2, mais non trasformato4.000 µg/kg
Fumonisine B1+B2, prodotti per il consumatore finale2.000 µg/kg
Fumonisine B1+B2, alimenti per lattanti e bambini200 µg/kg
Deossinivalenolo (DON), frumento e mais non trasformati1.250–1.750 µg/kg secondo la categoria
Zearalenone, granella di mais non trasformata350 µg/kg
Zearalenone, farina di mais non destinata al consumatore finale300 µg/kg
AflatossineSecondo la categoria applicabile — verificate il valore esatto per destinazione e uso

La conclusione che vorremmo traeste. Se vi serve mais convenzionale sfuso a volume, non è il caso che la prima telefonata sia a noi. Rivolgetevi a Brasile, Argentina, Stati Uniti. Se chiamate noi, vi diremo la stessa cosa. Ciò che in India ha ancora senso è il mais biologico: non un flusso sfuso, ma un commercio piccolo, costruito sul capitolato e definito per lotti. All’etanolo va il mais convenzionale, e la pressione sui volumi non grava sui canali biologici. Detto questo, venderVi mais biologico senza dirvi che l’intero mercato maidicolo indiano si sta restringendo sarebbe disonesto.

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Mais giallo biologico (alimentare)su richiestaup
Mais giallo biologico (zootecnico)su richiestaup
Mais bianco biologicosu richiestaup
Semola e farina di mais biologichesu richiestaup
giu – lugSemina kharif in Karnataka, Madhya Pradesh e Maharashtra
set – novRaccolta kharif; raccolto principale
ott – novSemina rabi in Bihar, Andhra Pradesh e Karnataka
mar – aprRaccolta rabi
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